
DIALOGO TRA CIVILTÀ |
La Biblioteca Zikawei di Shanghai e l’eredità viva dell’amicizia tra Italia e Cina
Dario Grandoni | Maggio 2026
Il 18 aprile 2026, a conclusione della sua missione in Cina, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha visitato la Biblioteca Zikawei di Shanghai, uno dei luoghi più significativi nella storia delle relazioni culturali tra Cina ed Europa.
Questa visita assume un valore che va ben oltre il semplice gesto istituzionale. La Biblioteca Zikawei, fondata nel 1847, rappresenta infatti una testimonianza preziosa e concreta di quel dialogo tra civiltà che, a partire dall’opera di Matteo Ricci, ha costruito un ponte stabile tra il mondo cinese e quello occidentale.
UN LUOGO SIMBOLO PER LA MEMORIA CULTURALE CINESE
Per la cultura cinese, la memoria storica, i documenti, i libri antichi e le testimonianze bibliografiche non sono semplici reperti del passato. Essi costituiscono la prova tangibile della continuità di una relazione, della profondità di un incontro e della sincerità di un’amicizia.
Per questo motivo, la presenza all’interno della Biblioteca Zikawei di testi, opere e documenti legati all’attività dei gesuiti italiani assume un significato particolarmente importante. Quei volumi non raccontano soltanto una pagina della storia religiosa o missionaria europea in Cina. Essi documentano una lunga stagione di studio, rispetto, traduzione, confronto scientifico e dialogo culturale.
La Biblioteca conserva infatti la memoria dell’opera di grandi gesuiti italiani, tra cui Matteo Ricci, Martino Martini e Prospero Intorcetta, protagonisti di un processo straordinario di conoscenza reciproca tra Italia, Europa e Cina. Durante la visita, il Ministro Tajani ha potuto visionare una selezione di libri rari frutto proprio dell’attività di questi studiosi e missionari.
MATTEO RICCI E XU GUANGQUI: L’AMICIZIA COME METODO DEL DIALOGO
La storia della Biblioteca Zikawei richiama inevitabilmente la figura di Matteo Ricci, il gesuita maceratese che, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, seppe entrare in relazione con la Cina attraverso un metodo fondato sul rispetto, sulla conoscenza della lingua, sulla comprensione della cultura e sul riconoscimento della grandezza della civiltà cinese.
Il rapporto tra Matteo Ricci e Xu Guangqi resta uno degli esempi più alti di amicizia intellettuale e spirituale tra Oriente e Occidente. Non fu un incontro superficiale, ma un dialogo profondo, capace di generare traduzioni, studi scientifici, riflessioni filosofiche e una nuova grammatica dell’incontro tra culture.
La Biblioteca Zikawei si inserisce in questa eredità. Essa testimonia come la presenza gesuitica a Shanghai non sia stata episodica, ma abbia dato vita a luoghi di studio, formazione, ricerca, educazione e carità. L’articolo sulla visita del Ministro ricorda infatti che nella zona di Xujiahui — Zikawei nel dialetto locale — la comunità gesuitica era integrata attraverso istituzioni con funzioni diverse: la Biblioteca per la dimensione scientifica e culturale, la Cattedrale di Sant’Ignazio per quella religiosa, il Xujiahui College per quella educativa e l’Orfanotrofio Tushanwan per quella caritativa.
I GESUITI ITALIANI E LA COSTRUZIONE DI UN PONTE CULTURALE
La visita del Ministro Tajani ha richiamato anche il ruolo dei gesuiti italiani dell’Ottocento e del Seicento, figure spesso meno conosciute dal grande pubblico ma decisive nella costruzione del rapporto tra Italia e Cina.
Tra questi viene ricordato Padre Angelo Zottoli, gesuita italiano, direttore della Biblioteca Zikawei dal 1862 al 1868, protagonista di un’intensa attività di studio e ricerca. La sua figura conferma come l’opera avviata da Matteo Ricci non si sia esaurita nel tempo, ma abbia continuato a generare frutti attraverso nuove generazioni di studiosi, missionari e mediatori culturali.
La Biblioteca Zikawei diventa così il simbolo di una continuità: da Matteo Ricci ad Angelo Zottoli, da Martino Martini a Prospero Intorcetta, si delinea una presenza italiana capace di contribuire alla conoscenza della Cina in Europa e, al tempo stesso, alla costruzione di uno spazio di fiducia tra i due popoli.
UN’EREDITÀ CHE I CINESI RICONOSCONO E RISPETTANO
Le testimonianze storiche e bibliografiche conservate a Shanghai hanno un valore particolare anche perché sono riconosciute e custodite dalla stessa cultura cinese. Questo aspetto è essenziale.
La Cina attribuisce grande importanza alla continuità storica, alla memoria documentale e alla conservazione dei luoghi che testimoniano relazioni significative. Il fatto che la Biblioteca Zikawei continui a custodire tracce così importanti dell’opera dei gesuiti italiani conferma che quella stagione di dialogo non appartiene soltanto alla memoria italiana o europea, ma è parte integrante anche della memoria culturale cinese.
È proprio questa sensibilità cinese verso la storia a rendere ancora più preziosa l’eredità di Matteo Ricci. La sua opera non viene percepita come un episodio isolato, ma come l’inizio di un’amicizia lunga oltre quattro secoli, fondata sulla stima reciproca, sulla conoscenza e sulla capacità di costruire ponti.
LE PAROLE DEL MINISTRO TAJANI
Durante la visita, il Ministro Tajani ha espresso con chiarezza il valore simbolico della Biblioteca Zikawei e dell’opera dei gesuiti italiani in Cina. Ha dichiarato:
“Prima della partenza ho potuto visitare la Biblioteca Zikawei di Shanghai, luogo simbolo dell’incontro tra culture. Ho reso omaggio al contributo dei gesuiti italiani alla conoscenza e al dialogo con la Cina. Da Matteo Ricci ad Angelo Zottoli, il loro lavoro ha costruito ponti tra i nostri popoli: un’eredità che ancora oggi rappresenta un forte simbolo di amicizia tra Italia e Cina.”
Queste parole confermano l’attualità dell’eredità ricciana. Matteo Ricci non appartiene soltanto alla storia. La sua testimonianza continua a parlare al presente, soprattutto in un tempo in cui il dialogo tra culture, popoli e sistemi di pensiero diversi è una necessità sempre più urgente.
IL SIGNIFICATO PER LA FONDAZIONE INTERNAZIONALE PADRE MATTEO RICCI
Per la Fondazione Internazionale Padre Matteo Ricci, la visita alla Biblioteca Zikawei rappresenta un segnale di grande rilievo. Essa conferma la centralità della figura di Matteo Ricci nelle relazioni tra Italia e Cina e rafforza la missione della Fondazione: promuovere la conoscenza reciproca, il dialogo culturale, la cooperazione educativa e la valorizzazione di una storia comune.
La presenza, a Shanghai, di testimonianze storiche e bibliografiche legate ai gesuiti italiani non è solo un patrimonio da ricordare. È una responsabilità da continuare. Quelle opere, quei libri, quei documenti ci dicono che l’amicizia tra Italia e Cina non nasce oggi, ma affonda le sue radici in oltre quattrocento anni di incontri, studi, viaggi, traduzioni e relazioni personali.
In questa prospettiva, Matteo Ricci rimane una figura straordinariamente contemporanea. Il suo metodo — conoscere prima di giudicare, studiare prima di parlare, rispettare prima di proporre — rappresenta ancora oggi una via concreta per costruire rapporti autentici tra popoli e culture.
UNA STORIA ANTICA, UNA MISSIONE ATTUALE
La Biblioteca Zikawei di Shanghai non è soltanto un luogo della memoria. È un segno vivo di una storia che continua.
La visita del Ministro Tajani ha riportato l’attenzione su un patrimonio culturale che unisce l’Italia e la Cina da oltre quattro secoli. Le testimonianze custodite nella Biblioteca confermano che l’amicizia tra i due Paesi non è un’affermazione diplomatica astratta, ma una realtà documentata, sedimentata nella storia e riconosciuta da entrambe le culture.
È questa la grande forza dell’eredità di Matteo Ricci: aver trasformato l’incontro tra mondi diversi in una relazione fondata sulla fiducia, sulla conoscenza e sull’amicizia.
Oggi più che mai, questa eredità deve essere custodita, raccontata e rinnovata.









