31 Maggio 2026 Pechino, Beijing Humanities Forum

La sinologia come ponte di civiltà: il contributo del dialogo culturale internazionale allo sviluppo umanistico di Pechino

Autorità, illustri professori, cari colleghi, gentili ospiti, è per me un grande onore partecipare al Beijing Humanities Forum, nell’ambito della 3rd World Sinologists Conference, e intervenire in questo Forum dedicato al tema: «La sinologia mondiale a sostegno dello sviluppo umanistico di Pechino». Desidero esprimere la mia gratitudine al World Sinology Center e alla Beijing Language and Culture University per questo invito, che considero non soltanto un riconoscimento personale, ma anche un segno importante dell’amicizia culturale tra Italia e Cina. Il tema proposto è di grande rilievo. Esso ci invita a riflettere non solo sul valore degli studi sinologici, ma anche sul modo in cui la sinologia possa contribuire concretamente allo sviluppo umanistico di Pechino, rafforzando il ruolo della città come centro mondiale del dialogo tra civiltà.

1. La sinologia non è solo studio della Cina, ma incontro con la Cina

Tradizionalmente, la sinologia viene definita come lo studio della Cina: della lingua cinese, della letteratura, della filosofia, della storia, delle religioni, dell’arte, del pensiero politico, delle istituzioni e della società cinese. Questa definizione è corretta, ma oggi non è più sufficiente. Nel mondo contemporaneo, la sinologia non può essere soltanto una disciplina accademica osservata dall’esterno. Essa deve diventare sempre più una pratica di dialogo, una forma di comprensione reciproca, una via di incontro tra civiltà. Studiare la Cina significa entrare in relazione con una delle più antiche e profonde tradizioni culturali dell’umanità. Significa confrontarsi con una civiltà che ha elaborato, nel corso dei secoli, una propria visione dell’uomo, della società, dell’armonia, dell’educazione, del rapporto tra individuo e comunità, tra ordine politico e responsabilità morale. La sinologia, quindi, non è soltanto conoscenza specialistica. È anche un esercizio di rispetto: la capacità di comprendere una civiltà secondo le sue categorie, la sua storia, la sua sensibilità e il suo linguaggio. In questo senso, la sinologia mondiale può contribuire in modo decisivo allo sviluppo umanistico di Pechino, perché può aiutare la città a essere non solo un luogo di produzione culturale, ma anche un luogo di interpretazione, traduzione e comunicazione della civiltà cinese al mondo.

2. Pechino come capitale culturale e piattaforma internazionale di dialogo

Pechino è una città che possiede una straordinaria densità storica, simbolica e culturale. È capitale politica della Cina, ma è anche capitale della memoria storica cinese, della tradizione imperiale, della modernizzazione, della ricerca accademica, dell’innovazione educativa e della proiezione internazionale del Paese. In Pechino convivono la profondità della storia e la forza della contemporaneità: da un lato, la Città Proibita, i templi, le antiche architetture, le università, i luoghi della memoria; dall’altro, i centri di ricerca, le istituzioni internazionali, le piattaforme digitali e i luoghi dell’innovazione. Questa doppia dimensione rende Pechino una città particolarmente adatta a diventare una capitale mondiale del dialogo umanistico. Perché questo avvenga, è necessario che il patrimonio culturale cinese venga non solo conservato, ma anche interpretato, comunicato e condiviso con il mondo. Ed è proprio qui che la sinologia mondiale può offrire un contributo fondamentale. Gli studiosi sinologi, provenienti da Paesi e tradizioni culturali differenti, possono aiutare Pechino a raccontare la Cina al mondo con linguaggi plurali, comprensibili e rispettosi; possono costruire ponti tra sistemi culturali diversi; possono favorire una comprensione più profonda della civiltà cinese, superando semplificazioni, stereotipi e incomprensioni.

3. La sinologia come diplomazia culturale

Nel tempo presente, le relazioni internazionali non possono fondarsi soltanto sull’economia, sulla tecnologia o sulla politica. Hanno bisogno anche di fiducia, conoscenza e riconoscimento reciproco. La mancanza di conoscenza genera diffidenza; la conoscenza superficiale genera stereotipi; la conoscenza profonda, invece, può generare rispetto. Per questo la sinologia può essere considerata anche una forma di diplomazia culturale. Essa permette alla Cina di essere conosciuta non soltanto attraverso le categorie della geopolitica o dell’economia, ma attraverso la sua storia millenaria, la sua filosofia, la sua letteratura, la sua arte, la sua concezione dell’educazione, della famiglia, della società e dell’armonia. Allo stesso tempo, la sinologia consente agli studiosi stranieri di avvicinarsi alla Cina non come osservatori distanti, ma come interlocutori coinvolti in un cammino di comprensione. Questo è particolarmente importante in un’epoca in cui il mondo rischia spesso di essere diviso da narrazioni contrapposte. La sinologia può offrire un linguaggio diverso: non il linguaggio dello scontro, ma quello dell’incontro; non il linguaggio della contrapposizione, ma quello della traduzione; non il linguaggio della paura, ma quello della conoscenza.

4. Matteo Ricci come modello storico di dialogo tra Cina ed Europa

Per un italiano e, in particolare, come Presidente della Fondazione Internazionale Matteo Ricci, parlare di sinologia e di dialogo tra Cina ed Europa significa inevitabilmente ricordare la figura di Matteo Ricci. Nato a Macerata nel 1552 e morto a Pechino nel 1610, Ricci rappresenta uno dei più alti esempi storici di incontro tra la civiltà europea e la civiltà cinese. Ricci non arrivò in Cina con un atteggiamento di superiorità culturale. Al contrario, comprese che per dialogare con la Cina era necessario prima di tutto studiarla, rispettarla e amarla. Imparò la lingua cinese, studiò i classici confuciani, adottò il linguaggio degli studiosi cinesi, entrò in relazione con i letterati e cercò di costruire un ponte tra il sapere europeo e la tradizione cinese. La sua esperienza ci insegna una cosa ancora oggi fondamentale: il dialogo autentico non nasce dalla rinuncia alla propria identità, ma dalla capacità di incontrare l’identità dell’altro con rispetto e intelligenza. Matteo Ricci fu uomo di fede, di scienza e di cultura: missionario, matematico, cartografo, astronomo, letterato e mediatore culturale. Ma fu soprattutto un uomo capace di comprendere che la conoscenza è il primo fondamento dell’amicizia tra i popoli. La sua tomba si trova a Pechino. Questo fatto ha un grande valore simbolico: Ricci appartiene alla storia italiana, ma appartiene anche alla storia cinese. È una figura condivisa, un ponte vivente tra due mondi. Per questo, parlando dello sviluppo umanistico di Pechino, credo che la memoria di Matteo Ricci possa offrire ancora oggi un contributo prezioso: egli rappresenta un modello di sinologia vissuta non come semplice studio, ma come esperienza concreta di incontro, traduzione e amicizia.

5. Il contributo della sinologia allo sviluppo umanistico di Pechino

Se vogliamo comprendere come la sinologia possa sostenere lo sviluppo umanistico di Pechino, possiamo individuare almeno cinque direzioni fondamentali.

Primo: favorire la comprensione internazionale della civiltà cinese.

Pechino custodisce una parte essenziale dell’identità culturale cinese. La sinologia mondiale può aiutare a interpretare questo patrimonio e a renderlo comprensibile a pubblici internazionali diversi, attraverso studi, traduzioni, conferenze, programmi di formazione e collaborazioni accademiche.

Secondo: sostenere l’educazione interculturale.

Le nuove generazioni hanno bisogno di strumenti per comprendere un mondo multipolare e complesso. Lo studio della Cina non è più un interesse specialistico per pochi studiosi: è diventato una necessità per studenti, imprese, istituzioni, diplomatici, educatori e operatori culturali. Pechino può diventare un centro internazionale di formazione per questa nuova educazione interculturale.

Terzo: promuovere la traduzione tra civiltà.

Tradurre non significa soltanto passare da una lingua a un’altra; significa rendere comprensibili concetti, valori, categorie culturali e visioni del mondo. La sinologia può aiutare a tradurre la Cina al mondo e il mondo alla Cina, evitando fraintendimenti e costruendo relazioni più mature.

Quarto: rafforzare la cooperazione accademica internazionale.

Università, centri di ricerca, fondazioni culturali e istituzioni pubbliche possono collaborare per creare programmi comuni, scambi di docenti e studenti, pubblicazioni, progetti di ricerca e piattaforme culturali internazionali. Pechino, grazie alla sua autorevolezza accademica e istituzionale, può essere il centro di questa rete globale.

Quinto: costruire una comunità di dialogo.

Il mondo ha bisogno di luoghi in cui le civiltà possano parlarsi senza paura. La sinologia può contribuire a costruire una comunità internazionale fondata sulla conoscenza, sulla stima e sulla collaborazione. In questo senso, Pechino può diventare non solo capitale della Cina, ma anche una delle capitali mondiali del dialogo tra civiltà.

6. Una proposta: una rete permanente tra Pechino, l’Italia e l’Europa

Vorrei concludere con una proposta concreta. La sinologia mondiale può sostenere lo sviluppo umanistico di Pechino se diventa una rete permanente di collaborazione tra istituzioni cinesi e straniere. In particolare, tra Pechino, l’Italia e l’Europa esiste uno spazio molto importante di cooperazione culturale. L’Italia è profondamente legata alla Cina attraverso la storia della Via della Seta, l’esperienza di Matteo Ricci e una lunga tradizione di studi orientali e sinologici. Per questo sarebbe importante rafforzare programmi comuni dedicati alla traduzione dei classici e dei testi contemporanei, alla formazione di giovani studiosi, alla promozione della lingua e della cultura cinese, alla ricerca comparata tra civiltà cinese ed europea, alla valorizzazione della figura di Matteo Ricci come simbolo di dialogo e alla cooperazione tra università, fondazioni e centri culturali. Una rete di questo tipo potrebbe contribuire a fare di Pechino un punto di riferimento mondiale per il dialogo umanistico, non solo verso l’Europa, ma verso l’intera comunità internazionale.

7. Conclusione

In conclusione, credo che la sinologia mondiale possa offrire a Pechino un contributo decisivo in tre direzioni: la conoscenza, aiutando il mondo a comprendere meglio la Cina; il dialogo, creando spazi di incontro tra civiltà, culture e tradizioni diverse; la cooperazione, trasformando lo studio accademico in progetti concreti di formazione, ricerca e amicizia tra popoli. La sinologia, quindi, non è soltanto una disciplina del passato. È una risorsa per il futuro. Essa può aiutare Pechino a rafforzare la propria identità umanistica e, allo stesso tempo, a proiettarsi nel mondo come capitale del dialogo, della cultura e della comprensione reciproca. Nel nome di questa prospettiva, la figura di Matteo Ricci continua a parlarci con straordinaria attualità. Egli ci ricorda che le civiltà non si incontrano veramente quando si osservano da lontano, ma quando accettano di conoscersi, di ascoltarsi e di costruire insieme un linguaggio comune. È questo, a mio avviso, il compito più alto della sinologia mondiale: non solo studiare la Cina, ma contribuire a costruire ponti di amicizia, rispetto e cooperazione tra la Cina e il mondo

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